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Un Primo maggio di speranza

Dichiarazione del Segretario generale della Cgil Puglia, Giovanni Forte

di Redazione Cgilpuglia

30 Aprile 2012 14:35

È un Primo maggio triste quello di quest'anno, ma guai se non fosse anche di speranza. È triste perchè manca il lavoro. Cresce la disoccupazione, specialmente tra i giovani e le donne , cosi come in maniera esponenziale aumenta il ricorso agli ammortizzatori sociali.

In Puglia il numero delle aziende che negli ultimi mesi ha fatto ricorso alla cassa integrazione in deroga si è pressochè raddoppiato e il numero dei lavoratori interessati ha raggiunto la soglia dei 15 mila. Si tratta di persone che si aggiungono a tutti coloro che sono già in mobilità e cominciano a vedere la propria posizione lavorativa fortemente compromessa, ad accorciarsi lo sguardo sul proprio futuro. Ma il dato pugliese è in linea con quello nazionale.

Sul lavoro si riversano ormai nel nostro Paese i guasti e le contraddizioni di un modello economico e sociale che si sta rivelando produttore di ingiustizie e incapace di alimentare il circuito positivo della crescita. E così il lavoro, invece di diventare fattore di promozione sociale e di crescita della persona, finisce per alimentare frustrazioni e mortificazioni, specialmente quando lo si perde o non si riesce a trovarlo oppure quando si è costretti ad accettare condizioni di precarietà che pregiudicano ogni possibilità di costruire certezze.

In Italia ormai circa un terzo delle persone che lavorano dichiarano di non prestare attività in maniera continuativa. E sono specialmente i giovani a subire tale condizione. Quegli stessi giovani che dovrebbero contribuire a veicolare nella società entusiasmo e voglia di futuro, diventano invece l'espressione della rassegnazione e della sfiducia. Ma cosi non si può continuare!

La CGIL per il prossimo il 10 maggio ha proclamato una giornata di mobilitazione nazionale contro la precarietà e per il lavoro. Bisogna fare in modo che i giovani non perdano la fiducia nel cambiamento, da perseguire pretendendo un ruolo attivo nella costruzione di politiche e di scelte che mettano al centro i bisogni reali delle persone e non quelli della finanza e dei mercati.

Anche il Governo Monti deve dare dei segnali in tal senso. Recitando un ruolo forte per invertire le politiche di rigore a livello europeo, avviando politiche per la crescita, redistribuendo il carico fiscale per evitare che il risanamento dei conti gravi ancora una volta sul lavoro, chiudendo la partita del disegno di legge sul mercato del lavoro senza cedere alle pressioni di chi vuole continuare a tenere alti i livelli di precarietà e in più avere mano libera nei licenziamenti.

Non bisogna sottovalutare lo spirito di insoddisfazione e insofferenza che anima lavoratori e pensionati, coloro che sono chiamati a subire un forte inasprimento fiscale a fronte di uno Stato che si ritira sempre più dalla sua funzione di fornitore di servizi e beni comuni e di investitore in opere e infrastrutture.

La gente comune è chiamata a pagare di più per ottenere di meno. Se si tratta di pagare il debito è bene che si contribuisca in maniera equa. Si continua a non voler introdurre l'imposta sui grandi patrimoni, preferendo l'IMU che grava in maniera insopportabile sulla prima abitazione. Cosi come si blocca la rivalutazione ai pensionati, senza incidere in maniera più pesante sulle pensioni d'oro, casomai pagandole con titoli di Stato. Insomma, dal Primo maggio deve emergere con forza una grande voglia di cambiamento. Un cambiamento possibile, che rimetta al centro il lavoro e le sue tutele in un Paese che deve ritornare a progettare il futuro.


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