Edili in piazza contro la crisi. In Puglia persi 24mila occupati in sette anni

Bari sarà sede di una delle cinque manifestazioni che si terranno in tutto il paese e indette da Fillea Cgil, Feneal Uil e Filca Cisl, con la partecipazione del segretario generale della Fillea nazionale, Alessandro Genovesi.

25-05-2017 12:08:44

Giovedì 25 maggio 2017 i lavoratori dell’edilizia organizzati da Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil saranno nelle piazze d’Italia per rivendicare il diritto ad accedere realmente alla pensione dopo anni passati sulle impalcature, per chiedere più sicurezza, per rilanciare l’occupazione e una seria lotta al lavoro nero, per il rinnovo dei contratti. Nel paese si terranno cinque manifestazioni: a Bari manifestazione interregionale con i lavoratori di Puglia, Basilicata, Campania e Calabria che terranno un presidio a partire dalle 10.30 davanti la sede dell’Inps, in Lungomare Nazario Sauro. Terrà le conclusioni in segretario generale della Fillea nazionale, Alessandro Genovesi.

Secondo Fillea Cgil, Feneal Uil e Filca Cisl: PERSI OLTRE 24.000 OCCUPATI IN SETTE ANNI

I numeri della crisi del settore nel Paese e in Puglia sono drammatici. Gli iscritti attivi alle Casse Edili nel 2010 erano 61.423, scesi nel 2016 a 36.853, con una perdita quindi del 40 per cento. Dietro questi numeri, la preoccupazione dei sindacati di categoria sulla forte ripresa del lavoro nero e grigio, con conseguente elusione contributiva. Un andazzo che si evince anche dalla riduzione delle ore complessive lavorate.

A incidere sulla crisi delle costruzioni nella nostra regione anche il forte decremento degli appalti pubblici, ridotti del 75 per cento nel periodo 2015-2016 rispetto al biennio precedente. Vi sono opere già finanziate che non avanzano nei lavori altre che non sono mai partire e c’è tutta la partita dei finanziamenti comunitari. Alla Regione Puglia e a tutti gli enti chiediamo di avere la capacità di fare i bandi e mettere in appalto i lavori. Tra le opere strategiche per il territorio e che incidono complessivamente sul sistema infrastrutturale ed economico della Regione, le strozzature sulle linee ferroviarie tirreniche e adriatiche – tra Foggia e Caserta e tra Lesina e Termoli -. Così come i lavori per il porto di Bari e la piattaforma logistica integrata. Inoltre non si può proseguire con gare al massimo ribasso, che incidono sulla qualità dei lavori e del rispetto dei diritti dei lavoratori. Alla Regione Puglia abbiamo chiesto una legge sulla congruità, già fatta in altri territori. Ma incontriamo l’opposizione delle lobby dei costruttori anche se di fatto il sistema oggi è in piena paralisi. Così come alla Regione Puglia abbiamo chiesto di intervenire sul settore lapideo con una legge che imponga alle imprese estrattive di lavorare la materia prima in loco nella misura del 50 per cento, per evitare che il valore aggiunto finisca in altre regioni.

Occorrono investimenti a sostegno della ripresa delle costruzioni dato che al di là della natura anticiclica del settore per la regione risulta fondamentale incidendo per il 10 per cento sulla formazione del nostro Pil. Allora occorre in primis che gli enti locali spendano - e lo facciano nel migliore dei modi - i fondi già disponibili. Pensiamo agli oltre 340 i milioni di euro destinati ai Comuni pugliesi per opere di bonifica, riduzione di rischio del dissesto idrogelogico e delle alluvioni, risanamento delle discariche e edifici scolastici; opere che aspettano solo di essere cantierizzate, con ricadute importanti su lavoro, cittadini e imprese. Così come interventi importanti richiede il nostro sistema infrastrutturale per rendere più competitivo e appetibile per nuovi investimenti il territorio. Per questa ragione sono sacrosante le rivendicazioni dei sindacati di categoria, perché parlano di una condizione del lavoro rispetto a contratti, sicurezza, pensioni, ma con ricadute evidenti per il sistema economico nazionale e territoriale nel suo complesso.


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