Lavoro: sindacati, manifestazione del 2 giugno rimandata al 16

30 -05-2012

Dopo il terremoto di domenica scorsa e quello di ieri (29 maggio), che ha devastato l’Emilia e in particolare la zona del modenese, CGIL, CISL e UIL annunciano che la manifestazione proclamata inizialmente per il due giugno sui temi del lavoro, del fisco, della crescita e del welfare sarà rinviata a sabato 16 giugno con le stesse modalità organizzative. Ad annunciarlo i Segretari Generali di CGIL, CISL e UIL, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti nel corso della conferenza stampa che si è svolta quest'oggi presso la sede della CISL in via Po a Roma.

Inoltre, fanno sapere i sindacati, che nella giornata del due giugno i leader delle tre Confederazione si recheranno nei territori colpiti dal sisma e si devolverà un'ora di lavoro in segno di vicinanza alle popolazioni terremotate. “Mai un terremoto è stato così caratterizzato dal mondo del lavoro, con il crollo di capannoni e lo stop delle attività produttive”, ha affermato il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso nel corso della conferenza stampa. “E' importante - ha aggiunto - la messa in sicurezza del territorio, delle case, dei luoghi di lavoro, delle scuole, è necessario un intervento straordinario per far ripartire le attività produttive”.

La CGIL, insieme a CISL e UIL, ha proseguito Camusso, ha valutato “utile e necessario” rimandare la manifestazione in programma per il due giugno e di recarsi nelle zone coinvolte dalle scosse sismiche: “saremo nelle province colpite e incontreremo la popolazione, i lavoratori, le istituzioni, per dimostrare la nostra solidarietà e per ragionare con loro su quanto si deve fare”. p { margin-bottom: 0.21cm; }

Ai primi provvedimenti, varati dal Governo, secondo Camusso “si deve dare rapida continuità”. “Non condividiamo l'aumento dell'accise sulla benzina, continuare ad intervenire sulle accise - ha spiegato Camusso - avrà solo effetti depressivi. Le risorse necessarie per la ricostruzione le si cerchino da altre fonti” così da produrre “qualche elemento di equità”. “Insieme a questo però insistiamo nel chiedere la deroga al patto di stabilità europeo. I tempi troppo lunghi rischiano di alimentare una incertezza che colpirebbe non solo la popolazione ma che avrebbe conseguenze sulla struttura industriale e la tenuta del sistema”, conclude.

 


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