1° Maggio, Gesmundo: in Puglia drammatica condizione dei giovani

Il segretario generale della Cgil Puglia sul senso della Festa dei Lavoratori tra crisi e precaeietà. "Cgil in campo per rilanciare dignità lavoro"

02-05-2017 12:25:30

“Due giovani su dieci in Puglia hanno un lavoro. In tanti hanno smesso di cercarlo, molti sono vittima del ricatto di un reddito a qualunque costo e accettano un impiego in nero, con sottosalario e sfruttamento. A fronte di questo assistiamo nella nostra regione a un continuo calo delle assunzioni a tempo indeterminato: si perde lavoro stabile e quel poco che si crea è precario, mentre aumentano i licenziamenti per motivi disciplinari. Questi sono gli effetti del jobs act, che ha portato un attacco senza precedenti ai diritti e al lavoro. Non sono queste le ricette che possono consentirci di uscire da una crisi che ha mietuto centinaia di imprese e oltre 100mila posti di lavoro. Non è con i caporali che si mette a valore la straordinaria potenzialità del nostro sistema agroalimentare. Gli effetti della crisi e le proposte della Cgil saranno per noi al centro delle iniziative che terremo in Puglia in occasione delle celebrazioni del Primo Maggio. Una festa che ci ricorda la centralità del lavoro nella nostra società e la difesa della sua dignità”. Così Pino Gesmundo, segretario generale della Cgil Puglia, presenta la Festa dei Lavoratori 2017 che in Puglia vedrà iniziative sindacali e culturali in numerosi comuni e in tutte le province. “La politica deve fare i conti con la realtà, e prendere atto che 20 anni di attacco al lavoro e ai diritti – commenta Gesmundo – non ha prodotto nessuna crescita economica e dell’occupazione, anzi. E il trend si conferma con gli ultimi dati Inps: le assunzioni nella nostra regione a tempo indeterminato calano del 9,2 per cento rispetto al periodo gennaio-febbraio del 2016. Quando già avevano segno negativo rispetto all’anno precedente, quando solo in presenza della decontribuzione totale avevamo assistito a un aumento delle assunzioni. Significa che si perde lavoro sicuro, stabile, qualificato. Un argine lo abbiamo messo vincendo la nostra battaglia sui voucher: dal 2008 al 2016 in Puglia ne sono stati venduti 16 milioni e mezzo. Buoni lavoro che sono serviti – queste le denunce raccolte – a coprire turni interminabili e lavoro nero, si veniva pagati due ore e se ne lavorano anche dodici. Altro che strumento per far emergere le irregolarità”. Non solo critiche ma soprattutto proposte, “perché da sempre questo è il lavoro che fa la Cgil. Produce analisi e suggerisce interventi. Abbiamo elaborato una nostra piattaforma programmatica – ricorda Gesmundo – calata poi territorialmente nelle specificità delle nostre province. Lavoro, sviluppo, ambiente i tre capisaldi. Va difeso il lavoro che c’è, sostenendo il buon lavoro, premiando le aziende che investono in innovazione, ricerca, formazione. Va affrontato il tema della compatibilizzazione ambientale dell’industria, soprattutto in territori come quelli di Taranto e Ilva, che vivono situazioni di crisi complesse legate all’Ilva e all’indotto del polo aeronautico Leonardo. Così come attendono attenzioni e risposte la platea storica di circa 1000 lavoratori socialmente utili, concentrati soprattutto nel foggiano e nel leccese, che da venti anni lavorano per la pubblica amministrazione e hanno diritto alla stabilizzazione. Così come siamo impegnati a dialogare con la Regione sul futuro diu due assets industriali a nostro avviso fondamentali per il futuro del territorio, ovvero Aqp e Areoporti di Puglia. Le istituzioni devono dialogare sempre più e meglio con le forze sociali, a partire dall’uso dei fondi strutturali, dove la qualità della spesa è fondamentale per determinare effettivi positivi”.

Per la Cgil Puglia “è evidente come l’intento di provare a rendere competitivo sui mercati il sistema delle imprese comprimendo diritti e salari è risultato fallimentare. Chi sceglie di non investire al Sud lo fa non per il costo del lavoro ma perché mancano aree e servizi attrezzati, perché c’è un gap infrastrutturale che incide sui costi, perché c’è una criminalità invasiva. Allo stesso vanno messi a valore ed esaltate però tutte le potenzialità. La Puglia gode di un comparto agroalimentare di alto livello e con grandissima propensione all’esportazione dei suoi prodotti; presenta industrie competitive nei settori della meccatronica e nell’industria aerospaziale, ha una rete aeroportuale e portuale che la rende cerniera del Mediterraneo e conveniente nell’interscambio Asia – Europa, ha il primato italiano per la produzione di energia da fonti rinnovabili, in crescita risulta l’industria farmaceutica, biomedicale e della diagnostica, possiede un sistema di piccole e medie imprese che hanno superato la fase acuta della crisi innovando, un contesto ambientale e culturale che potrebbe determinare il decollo vero del settore turistico; Università, Politecnico e centri di ricerca con vere punte di eccellenze”.

Cosa manca allora perché queste energie positive si trasformino in sviluppo e occupazione? Per Gesmundo occorre investire in infrastrutture materiali e immateriali, sulla formazione, su ricerca e innovazione, su reti di solidarietà e politiche della salute, sulla messa in sicurezza del territorio e la piena valorizzazione delle risorse ambientali, culturali, turistiche. Serve un’interlocuzione in Puglia con i grandi gruppi industriali presenti sul territorio, perché continuino a investire e a fare da volano per le piccole e medie imprese in una logica di sistema. Ecco per noi – conclude il segretario generale della Cgil Puglia – il Primo Maggio non è un semplice rito che si ripete ma l’occasione per richiamare l’unità del mondo del lavoro e rilanciare le nostre proposte per restituire dignità alle persone, perché il lavoro sia elemento di riscatto sociale, che consenta ai giovani di costruirsi un percorso di vita spendendo nella loro regione le competenza acquisite. Questa è per noi la Festa dei Lavoratori”.


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