Bucci: Diritto all'abitare trascurato, ora serve agire
L'intervista de La Gazzetta del Mezzogiorno alla segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci, pubblicata sull'edizione del quotidiano del 24 settembre
28-09-2026 11:03:17
“Credo che quello del diritto all’abitare sia un tema da troppo tempo sottovalutato se non proprio trascurato dalla politica. E invece rappresenta oggi, soprattutto per i giovani, une vera e propria emergenza, anche in Puglia”. Per la segretaria generale della Cgil regionale, Gigia Bucci, “la differenza tra potersela permettere o meno una casa, non incide solo sulla condizione di vita, ma restituisce o nega il diritto stesso di cittadinanza, di autonomia ed emancipazione”.
Segretaria, quali sono le stime sul disagio abitativo nella nostra Regione?
In Puglia si stimano oltre 200mila persone che vivono una condizione di emergenza casa, legata a difficoltà di reperire un alloggio o problemi economici. I dati Istat poi parlano di un 13 per cento di famiglia - 237mila nuclei famigliari e oltre 500mila cittadini - che vivono in abitazioni con disagi legati a umidità e quindi con risvolti anche sulla salute. Un altro 12,5 per cento di famiglie denuncia strutture danneggiate. Oltre 70mila nuclei che sostengono un affitto sono famiglie povere.
La Cgil denuncia come il mercato immobiliare sia ormai dominato da rendite e dinamiche speculative, e a pagare il prezzo sono soprattutto famiglie, lavoratori, pensionati, studenti fuorisede.
Dobbiamo partire dal considerare la casa come una infrastruttura sociale indispensabile, e quindi riconoscerla come un diritto, al pari della salute, dell’istruzione, del lavoro. Questo diffuso disagio abitativo che troppo spesso è stato liquidato con affermazioni semplicistiche, relative alla maggioranza di italiani che ha una casa di proprietà. Ma il crescente disagio economico che deriva da salari bassi, caro bollette, inflazione, sta trasformando l’abitare in un lusso. Le persone fanno i conti con affitti sempre più elevati, nei grandi aggregati urbani vi sono processi di gentrificazione legati soprattutto al crescente turismo – come sta accadendo a Bari – che portano ad espellere i residenti. Un mercato drogato dove a lavoratori e studenti fuori sede quel diritto alla casa viene ormai negato, se non a costi insostenibili.
La Puglia è tra le regioni più colpite dai provvedimenti di sfratto, un fenomeno legato anche alla crisi reddituale che citava.
Una dinamica estesa a tutto il territorio nazionale che vede la nostra come una delle regioni più esposte. L’ultimo dato diffuso dal ministero dell’Interno è relativo al 2024 e ci parla di 2.672 provvedimenti di sfratto emessi dai tribunali, con un aumento del 13,9% rispetto all’anno precedente. Ma le richieste di esecuzione presentate all’Ufficiale giudiziario sono oltre 4.800. Soprattutto va evidenziato che oltre l’80 per cento di questi sfratti è conseguenza di morosità, spesso incolpevole, legata proprio all’impossibilità per tante famiglie di sostenere le spese per gli affitti. A Bari città il canone medio annuo rispetto al 2018 è cresciuto del 33 per cento. Stessi valori a Lecce. Nel Mezzogiorno un terzo delle famiglie è in affanno perché spendono il 30 per cento del proprio reddito per la casa.
Il giudizio della Cgil sul piano casa del Governo è stato negativo.
Dinanzi a questa emergenza sfratti e disagio economico, già dalla legge di Bilancio 2023 la prima cosa che ha pensato bene di fare il Governo Meloni in tema di politiche abitative è stato eliminare gli stanziamenti per il Fondo nazionale di sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione per le persone colpite da morosità incolpevole. Le Regioni e i Comuni che avevano risorse sono stati costretti a stanziare fondi propri per coprire solo parzialmente i contributi alle famiglie in difficoltà. Lo stesso Governo che ha introdotto il provvedimento sugli sfratti lampo, a prescindere da ragioni e condizioni degli affittuari. Il piano casa è allora tardivo, inadeguato, ancora una volta orientato al mercato privato e quindi a derive speculative. Anche irrealistico quando si propone di recuperare in tempi brevi 60mila alloggi di edilizia residenziale pubblica.
Le vostre proposte?
Prima di tutto il Governo rifinanzi il fondo di sostegno agli affitti. Va incrementata l’offerta delle cosiddette case popolari, fermare privatizzazioni e alienazioni di edifici pubblici inutilizzati che possono essere riconvertiti allo scopo. Va realizzata anche l’edilizia residenziale universitaria: segnalo che la quasi totalità dei fondi del Pnrr per studentati è stata assegnata asoggetti privati e non enti pubblici. Soprattutto serve una legge sulle locazioni brevi, quelle a scopo turistico per intenderci, dando possibilità ai Comuni di prevedere divieti, limitazioni e differenziazioni per zone.