Ripresa lenta, in quattro mesi attivati meno di 7mila rapporti di lavoro

Cgil Puglia: necessario investire le risorse europee per lo sviluppo e la buona occupazione, mentre le imprese parlano di licenziare

26-05-2021 10:00:11

"Nei primi quattro mesi del 2021 in Puglia sono stati attivati 6.726 rapporti di lavoro dipendenti, al netto delle cessazioni, a fronte del saldo negativo di 19.839 unità registrato nello stesso periodo dello scorso anno. Segnali di ripresa ancora deboli, perché se andiamo all’anno pre-pandemia, tra gennaio e aprile erano state ben 45.692 le assunzioni. E in questo scenario sembra che il principale interesse delle imprese sia quello di licenziare, osteggiando la proroga al blocco prima indicata dal Governo e poi ritirata”. Commenta così il segretario generale della Cgil Puglia, Pino Gesmundo, la nota redatta dal Ministero del Lavoro e dalla Banca d’Italia sul mercato del lavoro in Italia.

“Perché rinunciare alle risorse pubbliche a disposizione per allontanare la scure dei licenziamenti? Siamo alla vigilia di una stagione di riforme e di ingenti finanziamenti legati al Pnrr e alla programmazione dei fondi strutturali – aggiunge Gesmundo -. Vorremmo discutere con tutti gli attori pubblici di innovazione, di ricerca, di infrastrutture e reti per rendere più competitivo e attrattivo il nostro territorio. Se come sembra e si spera, stiamo superando la pandemia anche grazie alla campagna vaccinale, diamo tempo ai mercati di assestarsi, di capire l’evoluzione di questi mesi. Perché questa fretta di licenziare?”, chiede il segretario della Cgil pugliese.

“Deve essere chiaro che dovrà essere impedito a chi licenzia di poter contare sul sostegno di risorse pubbliche per sostituire quei lavoratori con altri, ricorrendo a contratti più precari e magari contando pure su incentivi ad assumere. Si accompagnino le imprese nelle ristrutturazioni produttive se necessario, investendo sulla formazione della forza lavoro, qualificando le produzioni, posizionandosi in catene di valore. C’è da spendere bene e in modo strategico le risorse che arriveranno sul territorio tramite Pnrr e fondi strutturali, magari evitando che si deregolamentino come nelle intenzioni gli appalti favorendo economie illegali”.

Forte in tal senso l’allarme lanciato dalla Cgil Puglia: “In Puglia dal 1991 sono stati 21 i Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. La nostra è anche la regione seconda in Italia per intimidazioni a pubblici amministratori, 71 casi nel 2019. Di fronte a questo scenario come non  essere preoccupati per la qualità della spesa, considerata la presenza criminale nella nostra regione, che ha saputo investire nei circuiti illegali e che scarica i massimi ribassi su salari e sicurezza”.

“I dati sulla povertà in Puglia, che vedono i giovani fino a 35 anni più colpiti, dicono che serve investire sul lavoro, usare tutte le risorse per sostenere sviluppo dentro cornici di legalità e buona occupazione. Affrontando temi non rinviabili come la digitalizzazione della pubblica amministrazione, la transizione energetica, e invece la rappresentanza delle imprese si attardi a discutere di licenziamenti. Questo per noi non è comprensibile e ci opporremo se necessario anche con la mobilitazione”.

 

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