Anticipazioni Rappprto Svimez, se il Sud piange la Puglia non ride

Un commento del segretario generale della Cgil pugliese, Pino Gesmundo, ai dati diffusi sull’economia e la società del Mezzogiorno

02-08-2019 09:13:07

Le anticipazioni del Rapporto SVIMEZ per il 2019 sull’economia e la società del Mezzogiorno non fanno che confermare la nostra analisi e la denuncia che andiamo ripetendo – inascoltati – da tempo e che abbiamo esplicitato nell’incontro avuto con il Presidente del Consiglio il 30 luglio scorso.

L’Italia nel suo complesso cresce meno della media dei Paesi dell’Unione Europea e, in questo quadro negativo si colloca la situazione desolante di tutto il Mezzogiorno.

I numeri diffusi dall’autorevole Istituto sono impietosi e fanno anche giustizia della presunta crescita occupazionale che l’Istat segnala pur in presenza di una stasi dello sviluppo.

L’Istituto di statistiche quando parla di riduzione in termini percentuali della disoccupazione omette di dire che essa è dovuta ad una riduzione di un milione di occupati in termini assoluti negli ultimi 15 anni e che, comunque, anche in termini percentuali la disoccupazione giovanile aumenta.

Per quanto riguarda il Sud, la forbice con il Centro-Nord si è ridotto solo nel 2015.

Il PIL è – 10,4% rispetto al 20108, è calata del 9,2% la spesa delle famiglie ma sono calati soprattutto in maniera drammatica spesa pubblica e investimenti pubblici nel Mezzogiorno mentre gli stessi sono cresciuti nel Nord accentuando il divario tra le aree più ricche e quelle più svantaggiate del Paese.

Invece di investire di più al Sud per colmare il divario e contribuire così alla crescita più generale dell’Italia si depaupera ancora di più chi sta peggio.

Gli investimenti in attrezzature e mezzi di trasporto calano al Sud del 27,6% mentre crescono al Nord del 4,9% per effetto del definanziamento del credito d’imposta al Sud e dei contratti di sviluppo.

Pur nella disomogeneità tra le varie regioni del Mezzogiorno, anche le più dinamiche tra queste come Puglia e Campania arretrano.

L’effetto di queste politiche si traducono negli ultimi 9 mesi in più 54 mila occupati a tempo indeterminato al Nord ma meno 84 mila al Sud dove cresce solo il lavoro precario non professionalizzato e il part – time involontario.

Il Mezzogiorno è così entrato in recessione con un meno 0.3% a fronte di un pur modesto più 0,3% del Nord.

Effetto pratico di questa situazione è la forte crescita dell’emigrazione dei giovani meridionali: ben 2 milioni in quindici anni di cui 380.000 laureati e 1.035.00 giovani tra i 15 e i 34 anni, che sono la vera emergenza del Paese e non certo le poche migliaia di immigrati, tra l’altro impegnati in lavori umili.

Fanno il paio con questi dati drammatici lo spopolamento progressivo delle aree interne e il divario sempre crescente nell’esercizio dei diritti di cittadinanza col deficit sempre più marcato di infrastrutture sociali ed economiche.

Mentre si da un gran parlare di TAV si dimentica chele regioni del Sud neanche sanno cos’è l’alta velocità e le ferrovie continuano a disinvestire in questa parte del Paese a dispetto delle dichiarazioni roboanti del Governo.

Stesso discorso vale per le strutture sanitarie e socio assistenziale: 28 posti letto per 10.000 abitanti al Sud rispetto ai 33,7 del Nord; 21 posti letto nelle strutture residenziali e semi residenziali al Sud a fronte dei 73,5 per 10.000 abitanti al Nord e 18 posti per l’assistenza domiciliare a fronte dei 74 per 10.000 abitanti al Nord.

Non va meglio per la scuola sia per l’edilizia scolastica che per la presenza di mense e palestre e ciò non può non essere concausa dell’abbandono scolastico che nel Mezzogiorno ha numeri doppi rispetto alla media U.E.

Di fronte a questi numeri ci sembra semplicemente lunare la pretese delle regioni più ricche di avere un’autonomia differenziata che, con le ulteriori risorse sottratte alle regioni meridionali darebbe un colpo mortale a questa parte dell’Italia e ne sancirebbe al successione di fatto.

Come si può parlare di questione settentrionale a fronte di dati che nel 1994 vedevano investimenti in opere pubbliche pro capite di 350 euro, uguali al Nord come al Sud e che nel 2018 sono stati di 102 euro pro capite al Sud e 278 nel Centro Nord?

Ci troviamo di fronte a una gigantesca operazione di rapina ai danni del Mezzogiorno e al moltiplicarsi delle disuguaglianze territoriali ma che alla lunga danneggeranno anche chi sta apparentemente meglio.

La strada da perseguire non è certo quella della gabbia salariali o dell’autonomia differenziata bensì una politica di rilancio fortissimo degli investimenti pubblici in un’ottica di integrazione regionale e territoriale.

Le Organizzazioni sindacali unitarie hanno da tempo indicato la strada: investimenti in infrastrutture materiali e immateriali (strade, ferrovie, porti, aeroporti e reti) istruzione e formazione; politiche industriali che creino occupazione di qualità nel rispetto di una crescita sostenibile; tutela e cura del territorio; valorizzazione delle nostre ricchezze naturali, ambientali e culturali.

Abbiamo dato una prima grande risposta con la manifestazione nazionale unitaria di Reggio Calabra il 22 giugno scorso.

Abbiamo, come CGIL, lanciato solo nella nostra regione una campagna di 1000 assemblee sui luoghi di lavoro per accrescere la consapevolezza della posta in gioco e, in mancanza di un cambio di rotta radicale del Governo - che allo stato proprio non vediamo – metteremo in atto tutte le iniziative necessarie per produrre quel cambiamento che serve all’intero Paese.

La Puglia, pur registrando una situazione complessivamente migliore di altre regioni meridionali è pur sempre ancora a meno 6,7% di PIL rispetto al 2008 né è meglio la situazione sul piano occupazionale, mentre si addensano nuove pensanti nubi sul nostro apparato produttivo con le tante crisi aziendali aperte.

In questo scenario ognuno deve fare la propria parte.

Le imprese dmostrino più coraggio e percorrano con forza la strada dell’innovazione; la Regione acceleri la realizzazione delle opere pubbliche già finanziate; tutti i soggetti coinvolti rendano effettive le opportunità offerte dagli strumenti della programmazione a partire dall’avvio concreto delle ZES e anche noi sosterremo le politiche di sviluppo utili al nostro territorio.

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