Crisi costruzioni in Puglia, in dieci anni dimezzato numero addetti

13-03-2019 11:22:14

“Dal 2009 il numero degli occupati nel settore edile in Puglia si è quasi dimezzato, passando da 60mila a 32mila. Quasi 4.000 le imprese in meno. I numeri del settore delle costruzioni in Puglia sono drammatici e a incidere sulla crisi è stata in questi anni la forte riduzione degli appalti pubblici. Per questo reclamiamo con forza che tutte le risorse disponibili siano spese bene e velocemente”. È quanto denunciano in una nota congiunta Pino Gesmundo, segretario generale della Cgil Puglia, e Silvano Penna, a capo della Fillea regionale, la categoria degli edili.

In Italia nello stesso periodo si sono registrati 539mila occupati in meno, per un settore che soffre anche l’alto tasso di irregolarità, soprattutto nel Mezzogiorno dove viene stimato che un edile su quattro lavora in nero. “Un fenomeno che si è accentuato nella lunga fase di recessione, con i lavoratori messi sotto ricatto dalla necessità di un reddito, a prescindere da contratti e misure di sicurezza, tema sensibile per chi lavora in edilizia”, commenta Penna. “In Puglia il dato che riguarda artigiani e piccole e medie imprese vede una contrazione di 2.700 addetti, con una diminuzione di massa salari pari a 12 milioni di euro. Se guardiamo ai dati della Cassa edile invece, rispetto sempre al 2008 si registrano 27.411 iscritti in meno, che in termini salariali significa meno 190 milioni annui”. Uno tsunami che si è abbattuto anche sulle imprese, “2.944 in meno solo quelle iscritte alla Cassa edile”.

Una crisi legata all’abbattimento degli investimenti pubblici in Italia: gran parte della riduzione che si è verificata negli ultimi dieci anni (meno 13 miliardi) è stata in larga parte determinata dalle costruzioni, che per fabbricati non residenziali e altre opere pubbliche ha segnato una decrescita di 10,7 miliardi. “E le flessioni maggiori – ricorda il segretario generale della Cgil Puglia – si sono registrate nel Mezzogiorno, nei settori dell’ambiente, degli immobili e dei trasporti. Parliamo di interventi che oltre ad avere una ricaduta sull’occupazione, determinerebbero dinamiche positive per il territorio e i cittadini, che risulterebbe più competitivo e attrattivo, più sicuro, più vivibile. Per questo motivo chiediamo a tutti gli enti di spesa di accelerare sull’appaltare le opere. E in Puglia abbiamo a disposizione ingenti risorse per opere strategiche”.

Lunga la lista degli interventi: solo per opere ferroviarie vi sono finanziamenti per 2,8 miliardi di euro, “e riguardano – dettaglia Penna – il nodo ferroviario di Bari, il raddoppio della Lesina-Termoli, così come il miglioramento dei collegamenti sulla Bari-Taranto e la Foggia-Potenza. Oltre al pezzo dell’alta capacità. Ancora sono bloccati i finanziamenti per la strada Torre a Mare-Bari, per il completamento della Statale Lecce-Taranto e della Maglie-Leuca. Significa migliorare i trasporti per le persone, rendere le linee e le strade più sicure, velocizzare anche la movimentazione merci. Oltre a sviluppare, questi interventi, milioni di giornate lavorative per gli addetti del settore”.

“Il paradosso – segnala Gesmundo – sono gli annunci roboanti del Presidente del Consiglio sul Piano di sicurezza nazionale, messi di fronte agli atti concreti. Alla conferenza Stato-Regioni il Ministro dell’Ambiente non si è presentato. La Puglia dal Patto per il Sud ha a disposizione 133 milioni di euro per interventi sul dissesto idrogeologico. Sono stati presentati i progetti esecutivi da tempo ma le somme non vengono erogate. Vi sono opere fondamentali come i depuratori con miliardi di euro stanziati. Perché l’Aqp, ente in questo caso interessato, non procede velocemente alla progettazione delle opere ma diluisce l’intervento negli anni? In questo caso tocca alla Regione Puglia svolgere fino in fondo il proprio ruolo politico”.

Ragioni, investimenti per rendere il Paese più sicuro e creare occupazione e sviluppo, “che sono alla base dello sciopero nazionale che le categorie degli edili di Cgil Cisl Uil hanno indetto per il 15 marzo, con manifestazione nazionale a Roma”, spiega il segretario della Fillea. “Non in piazza per questioni contrattuali e salariali, ma per rivendicare investimenti pubblici per un settore che ha da sempre funzione anticiclica e può sostenere l’uscita del Paese dalla crisi. Dopo il 15 marzo con Cisl e Uil convocheremo gli Stato generali dell’edilizia in Puglia per aprire un tavolo di confronto con le parti datoriali e la Regione”.

“Parliamo di investimenti per infrastrutture materiali e immateriali che rendono più sicuro, moderno e attrattivo di investimenti il nostro territorio – conclude Gesmundo -. Per questa ragione sono sacrosante le rivendicazioni dei sindacati di categoria, e trovano il sostegno di tutta la confederazione”.


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