Economie illegali, studio Cgil: In Puglia sottratte risorse ogni anno per 5,5 miliardi

Gesmundo sui dati della relazione semestrale della DIA: mafie tara insostenibile per la nostra economia e i cittadini. Se quei miliardi sottratti fossero trasformati in posti di lavoro, si potrebbe creare occupazione per 150mila persone. O portare il Pil procapite dei pugliesi a 30mila euro

18-02-2019 11:37:17

“Le risultanze della relazione della Direzione Investigativa Antimafia restituiscono un ritratto della criminalità organizzata pugliese davvero preoccupante. Le mafie sono una tara insostenibile per una regione come la nostra che già fa fatica a prendere la strada di un vero, sano ed equilibrato sviluppo. E’ questa una delle priorità da affrontare, al Sud come al Nord del Paese. Invece come fa questo Governo di immaginare spaccature, autonomie e di concentrare l’attenzione su un fenomeno sociale e non di ordine pubblico qual è quello dell’immigrazione”. È quanto afferma il segretario generale della Cgil Puglia, Pino Gesmundo, commentando il report sull’attività svolta nel periodo gennaio-giugno 2018 da parte della Dia.

“Di cosa parliamo quando misuriamo redditi, Pil, benessere collettivo, se l’Istat ci dice che l’economia non osservata, ovvero quella illegale e criminale, produce qualcosa come il 19% del valore aggiunto totale, contro una media nazionale del 13,8%? Secondo le stime di uno studio da noi commissionato – spiega Gesmundo -, nella nostra regione siamo di fronte a una sottrazione di risorse pari a quasi 5 miliardi e mezzo di euro l’anno. 13mila euro per ogni residente. Se al valore aggiunto sottratto aggiungessimo il Pil procapite legale, otterremmo un dato di oltre 30mila euro. Si tratta di 1000 euro in più al mese per ogni pugliese. Questo renderebbe la regione economicamente più ricca e favorirebbe l’aumento della spesa più di qualunque misura reddituale aggiuntiva”.

Se quelle stesse risorse “fossero trasformate in posti di lavoro, si potrebbe riuscire a crearne intorno ai 150mila. O pensiamo alle ricadute se investiti in spesa sociale, in infrastrutture, insomma se rimesse nei circuiti legali, quei 5,5 miliardi di euro l’anno significherebbero redistribuzione di reddito, innalzamento della qualità della vita, che ne deriverebbe anche dal ridotto potere di influenza della criminalità e delle mafie”. Perché uno dei dati più allarmanti che emergono dalla relazione semestrale, riguarda sia “il radicamento che le interconnessioni territoriali che stanno sviluppando, soprattutto la struttura multi-business, come la definisce la DIA, ovvero con una mentalità più moderna che spazia nei vari ambiti dell’illecito ma che afferma assieme una tendenza espansionistica verso settori in crescita dei mercati legali. Con capacità di infiltrazione nell’indotto economico-finanziario. Una mafia degli affari che utilizza il potere di assoggettamento per condizioni le pubbliche amministrazioni ma anche il tessuto imprenditoriale. In Puglia nel 2017 sono stati 70 gli episodi di intimidazione a pubblici amministratori, con un tasso di crescita che è il più alto del Paese. E’ evidente che questa presenza criminale inquina e distorce la funzione stessa della rappresentanza politica e dell’azione amministrativa, ha ricadute sulla qualità delle scelte e a sua volta sulla vita dei cittadini, seguendo criteri onerosi e arricchendo di circuiti illegali”.

 

“La magistratura e le forze dell’ordine stanno svolgendo un lavoro encomiabile di intelligence, prevenzione e repressione, ma non basta. Ma serve assieme dare risposte al diffuso disagio sociale, – conclude il segretario generale della Cgil Puglia – superate le condizioni di arretratezza e tutto questo significa creare opportunità di lavoro, sicuro, ben retribuito, legale. Serve un impegno straordinario, investimenti pubblici, per superare il gap infrastrutturale e creare condizioni di attrattività del territorio per nuovi investimenti. Il lavoro dignitoso rende libere le persone da condizioni di sfruttamenti e ricatto, è il primo antidoto a ogni forma di illegalità. E invece assistiamo a scelte di questo Governo che offendono il Sud, con taglio di risorse e risposte generiche e confuse che non affrontano il vero nodo che è quello dello sviluppo. Assieme serve porre fine al condizionamento e al potere che esercitano le organizzazioni criminali nei territori. Ma tutto questo sembra non interessare il Governo e soprattutto il nostro Ministro dell’Interno, più attenti a inseguire campagne e argomenti che alimentano populismo elettorale”.


Condividi sul tuo social preferito