Fridays for Future, anche la Cgil in piazza "per uno sviluppo sostenibile"

26-09-2019 11:03:30

“Leggiamo in giro tante battute anche di dubbio gusto, avvertiamo scetticismo, a volte insofferenza, sul movimento globale per il clima che si è sviluppato a partire dalle denunce solitarie di una adolescente svedese. A Greta Thunberg va invece rivolto un grande grazie per aver risvegliato in tanti giovani questa straordinaria voglia di partecipazione e di impegno per la difesa del pianeta. Uno dei punti più alti dell’agire politico globale nella storia contemporanea. Grazie ai tanti studenti, ai giovani, a quanti ormai senza distinzione di età animeranno numerosissimi, anche nei nostri territori, le manifestazioni del terzo sciopero globale per il clima previste per domani venerdì 27 settembre”.

Si apre così la lettera aperta del segretario generale della Cgil Puglia, Pino Gesmundo, per sensibilizzare i lavoratori e i cittadini, iscritti e non, a partecipare alle iniziative che sta portando avanti il movimento Fridays for Future. Cgil Puglia che sostiene e sarà presente in tutte le manifestazioni che si terranno nelle città della regione.

“Quegli stessi giovani che sono vittime del lavoro precario, che scelgono - completati gli studi - di lasciare la nostra regione per cercare opportunità di crescita personale e professionale altrove. Sono i giovani che reclamano strutture scolastiche più efficienti, maggiori risorse per il diritto allo studio, per la ricerca, università all’avanguardia, servizi nelle città a misura di studente. Che vogliono un ambiente sano, aria pulita, un lavoro sicuro. Ragazzi e ragazze di un Sud che paga un prezzo alto ai forti squilibri sociali ed economico nel paese. Squilibri che si ripetono con divari sempre più profonde e gravi se si allarga la visuale sui tanti Nord e Sud del mondo. Perché quando parliamo di sviluppo sostenibile non stiamo parlando solo di difesa dell’ambiente: non solo un pianeta su cui vivere, non solo meno emissioni nell’atmosfera. I cambiamenti climatici sono il fenomeno di un sistema non più sostenibile, che ha generato inquinamento, consumo di suolo, un mondo dove 700 milioni di persone vivono in condizioni di povertà estrema”.

Di fronte a tutto questo, nonostante accordi internazionali e documenti di indirizzo, “i Governi hanno registrato gravissime inerzie e ritardi. Ancora nel 2017, denuncia il rapporto Oxfam ‘Ricompensare il lavoro, non la ricchezza’, l’82% dell’incremento della ricchezza è andato all’1% più ricco della popolazione mondiale, mentre a 3,7 miliardi di persone, che costituiscono la metà più povera, non è arrivato un solo centesimo. Come se non bastasse, è proprio questa parte di pianeta – quello meno responsabile delle emissioni in atmosfera - a pagare il prezzo più alto in termini di cambiamenti climatici e surriscaldamento. Allora la lotta per il pianeta è anche una lotta per i diritti a qualunque latitudine, perché ovunque crescono le disuguaglianze, le ingiustizie sociali, la povertà, la disoccupazione e la precarietà del lavoro. La risposta allora può essere solo integrata, deve tenere assieme modelli di sviluppo e di consumo, politiche energetiche, politiche economiche, tutele sociali”.

Di questo devono avere consapevolezza tutti i cittadini e i lavoratori, “il clima e la salute del pianeta non sono priorità solo per gli ambientalisti perché le ricadute sociali sono devastanti per tutti. Facciamo nostra la definizione di sviluppo sostenibile riportata nel primo documento ufficiale di un organismo internazionale nel 1987, e descritto come ‘lo sviluppo che è in grado di soddisfare i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri’. Ecco, per questo motivo il mondo del lavoro e la Cgil sostengono lo sciopero per il clima e per il futuro. Un investimento su un domani di maggior giustizia sociale, ambiente sano, un lavoro che permetta a tutti di vivere dignitosamente. Un futuro in grado di coniugare sviluppo, ambiente e lavoro, così come abbiamo scritto nella piattaforma programmatica della Cgil pugliese già tre anni fa”.


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