Gesmundo: Capitanata, criminalità compromette sviluppo

Una riflessione del segretario generale della Cgil pugliese, Pino Gesmundo, sull'emergenza criminalità in provincia di Foggia

05-09-2017 11:41:45

  La diffusione silenziosa della criminalità e della sua concreta pratica nella Capitanata sta esplodendo sempre più frequentemente in modo virulento in quelle zone. I nostri timori sono che questa lunga scia di sangue e di violenza organizzata e spietata diventi una spirale duratura che ingoi una concreta possibilità di rialzare la capitanata dal punto di vista economico e sociale, diventando una condizione strutturale.  I fatti cruenti del foggiano, ai fasti della cronaca ad agosto, segnati dalle iniziative del Ministro Minniti, che ha sottolineato un fermo e ferreo intervento dello Stato, hanno portato sul territorio forze speciali che stanno controllando il territorio soprattutto del Gargano, scoprendo arsenali di armi e arrestando persone. Ci chiediamo come mai tutto questo non è stato fatto prima, gli allarmi sono tali da decenni, e se davvero possa bastare.   Una criminalità invasiva e scoraggiante per l’economia del foggiano ma anche rischiosa per la democrazia e per la convivenza civile in quei paesi funestati negli ultimi mesi da uccisioni che decretano modalità spietate caratterizzanti quella criminalità organizzata. E che intreccia anche il fenomeno del capolarato ancora non debellato, nemmeno con la cancellazione del ghetto di Rignano ne’ con una importante legge dedicata.   Una condizione di illegalità che diventa brodo di coltura di situazioni di deprivazioni di libertà e diritti fondamentali ma anche di allontanamento di investimenti e sviluppo e lavoro per quelle zone.    Una situazione che ha fatto dichiarare lo sciopero della fame al sindaco di S. Severo per rispondere nel modo più disperato all’indifferenza dello Stato.   Appare dunque quanto mai urgente ripristinare condizioni di sviluppo che sono alla base di una condizione di legalità. Perché sono il bisogno e la fragilità del welfare un humus favorevole alle mafie, dove l’attività criminale tende ad organizzarsi con l’attività economica illegale.   Delineare la genesi di queste bande o mafie le più diverse e tipiche del Gargano ci serve per capirne anche le dinamiche con cui si sono affermate e le condizioni favorevoli che ne hanno determinato l’espansione, ma ancora di più ci interessa il superamento di questa condizione, dove alligna paura, omertà e sospetto ma che certo non aiuta una economia che in quelle zone ha tutte le carte a posto e le potenzialità per svincolarsi da questo retaggio.    Molte sono le precondizioni per il superamento di questo blocco alla valorizzazione del territorio, che devono concorrere tutte egualmente per lo stesso obiettivo e che da sole non sarebbero completamente efficaci. Ricreando attrattiva e appeal per quegli investitori che vogliono realizzare affari in quelle zone.    Con interventi di urgenza e interventi mediati che mettano al centro democrazia e sviluppo, oltre che attenzione per quei territori, con un monitoraggio che mai deve distrarsi.    Misure che ripartono da una fotografia di quel territorio, dalle sue potenzialità e dai suoi limiti, per superarli. Ripartendo dall’agricoltura per arrivare a un turismo sia religioso che balneare.   Le forze dell’ordine hanno affinato nel tempo conoscenza dei nuovi e vecchi processi di penetrazione della criminalità nei sistemi economici locali, degli strumenti e dei processi con cui la criminalità si impossessa di specifiche aree di mercato e quali effetti abbia sulle regole della concorrenza, diffondendo un senso di insicurezza e di paura tra gli imprenditori, pertanto in questa area oscura è la giustizia, la magistratura che deve offrire garanzie attraverso la tempestività e l’efficacia dell’intervento, che deve offrire anche garanzie di certezza.   I tempi lunghi delle procedure e delle decisioni sono maglie larghe che favoriscono il perdurare dei clan mafiosi.   Allora bisogna dare corso allo snellimento delle procedure, al rinforzamento degli organici della magistratura ma anche dei lavoratori della giustizia, che ne sono il supporto essenziale.   Al contempo ci vuole un investimento coraggioso in termini di welfare perché la bassa crescita dell’economia legale genera sottooccupazione o disoccupazione, che sposta risorse umane verso giri di attività di economia illegale, dove trova lavoro ben pagato. Dunque, il recupero della sicurezza quale welfare e della legalità in termini di controllo e giustizia veloce e certa (in una stretta alleanza di politiche dedicate) diventano condizione necessaria per lo sviluppo economico.    Ma ci deve essere una convergenza di politiche verso uno stesso obiettivo e interventi mirati e monitorati, non operazioni dettate dall’urgenza che rispondono all’immediato ma che non sono proiettate verso il futuro.    Vanno bene dunque controlli capillari e mirati da parte di tutte le forze dell’ordine, che devono dialogare tra loro, compresa la sorveglianza delle aree industriali, la diffusione di legalità che tocchi la tutela del lavoro regolare, la trasparenza degli appalti pubblici e la gestione degli arrivi migratori.   In tutto questo, uno dei settori che rivestono grande importanza e diventano in alcuni casi decisivi, sono, lo abbiamo già sottolineato, i tempi della giustizia penale e civile e la trasparenza delle procedure amministrative. Questioni che agiscono sia a livello di rassicurazione per i cittadini, come idea di presenza e rafforzamento dello Stato sul territorio in termini di legalità e sicurezza ma anche per le imprese che chiedono sostegno per svilupparsi sul territorio e produrre lavoro.   Da corollario al sostegno di queste azioni, devono essere attivate tutte le agenzie di socializzazione per diventare terreno di cultura alla legalità.   Ma la giustizia deve essere quella che tutte queste condizioni deve rimettere a posto, deve essere il filo rosso che le tiene insieme.

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