Governo processi innovazione, Gesmundo: patto per lavoro e sviluppo

“Per sostenere la competitività del sistema produttivo oltre alle infrastrutture sono necessari ingenti investimenti sull’innovazione dei processi e dei prodotti. La spesa per la ricerca e lo sviluppo in Puglia ha registrato nel triennio 2015-2017 – ultimi dati disponibili – un calo di 215 milioni, con una incidenza su quella totale passata da un già misero 1% allo 0,8%, sotto manche la media Mezzogiorno. Se non si inverte la rotta il sistema sceglierà una ‘via bassa alla competitività’ basata sulla compressione dei salari e dei diritti dei lavoratori”. È quanto denuncia la Cgil Puglia, che sta lavorando alla costruzione della piattaforma per lo sviluppo in vista degli Stati generali che il sindacato terrà a settembre. Serve un patto per lavoro e sviluppo.

23-07-2020 10:14:00

STOP A EMIGRAZIONE GIOVANI. “Lo sviluppo di tecnologie e processi innovativi e la capacità di trasferirli al sistema produttivo – afferma il segretario generale Pino Gesmundo – rappresentano anche elementi chiave per aumentare l’attrattività dei territori, e questo è vero soprattutto per le aree del Mezzogiorno che anche su questo versante accusano un gap con il resto del Paese, pur presentando – come in Puglia – realtà di assoluta eccellenza. Sia a livello nazionale che regionale vi sono ingenti risorse per l’innovazione che il sistema produttivo nel suo insieme deve saper cogliere, anche per accrescere le competenze e trattenere quel capitale umano, soprattutto giovani, che in virtù di una formazione poco spendibile nella realtà regionale è costretto ad emigrare”.

 

I DATI. Che vi sia un problema di domanda di lavoro qualificato nella regione lo certifica il dato dei lavoratori cosiddetti sovraistruiti, che sono il 24,1%, un quarto del totale. La spesa complessiva per attività di ricerca e sviluppo nel 2017 è stata di 579,5 milioni di euro, in calo rispetto ai 715,6 del 2015 e ai 606 del 2016. La spesa in R&S per abitante è passata dai 175 ai 142 euro, a fronte di una media nazionale in crescita e che nel 2017 ammontava a 392,7 euro. Oltre la metà di questa spesa è opera del pubblico: il 44,6% le Università (contro una media nazionale del 28,4%) e il 13,7% la pubblica amministrazione, più in linea con il dato Italia. Al contrario i privati, cioè le imprese, coprono il 39,6% della spesa totale, a fronte del 55,4 di media nazionale.

PROCESSI DI QUALITÀ PER COMPETERE. “Stiamo vivendo una fase di inesorabile transizione in cui tecnologia e digitalizzazione impongono cambiamenti alle imprese nel modo di produrre e ai dipendenti nel modo di lavorare. Industria 4.0 parla al sistema manifatturiero, impone un know how adeguato, chi non saprà rispondere a questi cambiamenti avrà serie difficoltà a competere su uno scenario sempre più globale – spiega Gesmundo -. Ma anche l’agroalimentare, il turismo, devono cogliere le opportunità che derivano dal puntare su prodotti e processi di qualità e innovativi per accrescere quote di mercato. Soprattutto in Puglia abbiamo settori produttivi che necessitano di percorsi di ristrutturazione, pena un pesante arretramento”.

RUOLO UNIVERSITÀ E AZIENDE PARTECIPATE. Serve allora lavorare in rete “con le 5 università che abbiamo nella regione, i tanti enti pubblici di ricerca, i 7 uffici di trasferimento tecnologico, i 18 distretti produttivi, i 6 distretti tecnologici, gli incubatori di imprese, gli oltre 90 spin-off accademici, le Pmi innovative, le start up. Un ruolo centrale deve svolgerlo il pubblico e le grandi imprese partecipate che in Puglia rappresentano alcune delle eccellenze – da Enel a Leonardo, da Tim a Poste Italiane - che devono essere in grado di attivare filiere e stimolare innovazione prodotto. Ma devono farlo anche le multinazionali della farmaceutica, dell’agroalimentare, della meccanica, dell’impiantistica, spingendo tutto il sistema produttivo verso l’innovazione”.

INNOVAZIONE E LIMITE DIMENSIONALE. Un limite agli investimenti privati, ricorda il segretario generale della Cgil Puglia, “è sicuramente dato dalla dimensione aziendale media. Se guardiamo i report di Puglia Sviluppo, si nota come le agevolazioni legate ai contratti di programma piuttosto che ai PIA Medie e Piccole imprese o ancora ai PIA Turismo, hanno prodotto investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione per 893 milioni di euro nella programmazione 2014-2020. Se si va a guardare il titolo II ordinario o ad altre agevolazioni, che hanno interessato un alto numero di piccolissime attività, la voce nella casella investimenti è zero. Occorre allora superare queste debolezze che derivano da un agire in maniera individuale, in cui lo sviluppo di prodotto e di processo è dettato dalle capacità intrinseche, per ragione in termini davvero di sistema, di distretto. Questo vale per la meccanica come per l’agroalimentare, che pur rappresentando un pezzo importante della nostra economia è in ritardo rispetto a processi di chiusura della filiera, con una commercializzazione e valore aggiunto annesso che spesso vanno ad appannaggio di imprese di altri territori”.

GOVERNANCE PROCESSI. “C’è un problema di governance dei processi e di dispersione delle risorse che va superato – conclude Gesmundo -, mettendo a valore meglio e di più l’intuizione, il lavoro e le specifiche dei distretti produttivi. Per l’agricoltura come per le politiche industriali, per il turismo come per l’energia, abbiamo sempre invitato i decisori politici a riunire attorno al tavolo i soggetti della rappresentanza sociale e di chi lavora sull’innovazione e la ricerca, per definire strategie a partire da una conoscenza del territorio e delle sue dinamiche, delle debolezze come dei punti di forza. È in ultimo il senso del lavoro della nostra piattaforma e degli stati generali che terreno a settembre: aprire un largo confronto che guardi allo sviluppo economico e alla crescita occupazionale e sociale. Sapendo che senza innovazione, senza governare i processi tecnologici in termini di valorizzazione delle produzioni e del lavoro, non ci può essere futuro per questa regione”.


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