Lunedì 21 novembre sciopero di 8 ore dei lavoratori del tessile in Puglia

18 -11-2016

Otto ore di sciopero lunedì prossimo 21 novembre per gli oltre 30 mila lavoratori pugliesi del settore tessile e abbigliamento, che chiedeno un nuovo contratto di lavoro dignitoso. A proclamarlo sono stati Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, nell’ambito della mobilitazione nazionale per il contratto tessile-abbigliamento del settore industriale. Un settore produttivo che in Puglia nonostante la crisi che si è abbattuta sul manifatturiero continua a presentare poli di eccellenza soprattutto nel Salento, in Valle d’Itrai e nel Nord Barese.

Il settore tessile/abbigliamento torna allo sciopero dopo 20 anni e lo fa in difesa del contratto nazionale, scaduto più di sei mesi fa  e che riguarda oltre 420mila addetti in tutto il Paese. La trattativa con SMI per il rinnovo si è bruscamente interrotta lo scorso 20 ottobre.

Il modello per  l’individuazione ed erogazione degli incrementi salariali, la richiesta di ridurre le ferie degli impiegati, quella di intervenire sui 3 giorni di carenza per malattia già retribuiti da molti anni al 50 per cento, il pieno recepimento del jobs act, l’intervento sulla legge 104, le richieste normative tutte incentrate a comprimere diritti e il ruolo negoziale delle Organizzazioni Sindacali territoriali e delle R.S.U. Si intende accentrare nel Contratto Nazionale ogni norma in materia di organizzazione del lavoro attraverso una revisione che nega la contrattazione aziendale e il decentramento.

Queste le principali ragioni che hanno spinto i sindacati di categoria alla mobilitazione e allo sciopero del settore oltre che all’organizzazione di una manifestazione nazionale. In un comparto dove la contrattazione di 2° livello, per cultura e per dimensione aziendale, stenta ad affermarsi - affermano Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil - è irrinunciabile il ruolo regolatore e l’autorevolezza salariale del contratto nazionale; inoltre l’atteggiamento di SMI evidenzia la volontà di negare diritti come strumento prevalente a garantire competitività alle aziende. Prendiamo atto che SMI sembra interessata esclusivamente a ridurre diritti e salari attraverso l’affermazione di un modello contrattuale che definisca ex post i minimi e non dia all’atto della sottoscrizione nessuna certezza previsionale.


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