Risorse FSC, Cgil Puglia: no a progetti inclusione sociale e cultura è fare cassa sui poveri e il Sud

05-08-2023 14:44:19

“Fosse confermata la diffusa lettura del documento del Governo relativo all’uso delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione, vincolate a spese di investimento, saremmo di fronte all'ennesimo atto anti sociale che trascura il grave e diffuso disagio che investe tanti cittadini soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno”. È il commento della segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci, allo sblocco dei fondi del programma FSC che, ricorda la Cgil, “prevede trasferimenti per l’80% destinati alle regioni del Sud e che assieme ai fondi strutturali europei è lo strumento finanziario principale attraverso cui vengono attuale le politiche per lo sviluppo della coesione, finalizzato alla rimozione degli squilibri economici e sociali”.

“Questo Governo prosegue nella lotta agli ultimi – sottolinea la segretaria generale del sindaco del quadrato rosso -. Incapace di politiche di bilancio improntate da giustizia sociale, sembra ricorrere al sarcastico motto di Ettore Petrolini che beffardamente affermava che bisogna prendere il denaro dove si trova, presso i poveri, che hanno poco ma sono in tanti. Un Governo che aumenta la precarietà del lavoro, che cancella il Reddito di cittadinanza, che attua politiche fiscali a vantaggio dei più ricchi, che premia gli evasori, che definanzia la sanità, che rifiuta la discussione sul salario minimo e sulla riforma delle pensioni, che spinge sull’autonomia differenziata, ora impedisce alle Regioni di destinare quota parte delle risorse del FSC a progetti di inclusione sociale così come alla cultura, che è uno degli assets fondamentali sia per una larga parte del mondo del lavoro per sua natura precaria, che per la valorizzazione dei beni culturali e la sua fruizione a vantaggio anche del settore turistico, fondamentale per le regioni del Sud”.

Ricorda Bucci come “Uno studio dell’Agenzia per la coesione territoriale sul contributo dei fondi strutturali nelle politiche pubbliche settoriali, evidenzia come gli interventi in campo sociale, sul totale delle spese nazionali, siano prevalentemente in campo alle Regioni. Nella precedente programmazione della Regione Puglia del FSC, su 5,74 miliardi complessivi di finanziamento, 451 milioni sono andati a turismo e cultura, 1 miliardo e 100 milioni a progetti per occupazione, inclusione sociale, lotta alla povertà, istruzione e formazione. Se gli indirizzi sono quelli definiti dal Governo, si possono considerare investimenti gli interventi per la valorizzazione dei beni culturali e per la promozione del patrimonio immateriale? E quelli per il sostegno all’occupazione, alla riqualificazione delle risorse umane? Con quei soldi si sono potenziati i Centri per l’impiego, si è estesa la Cig in deroga per lavoratori di aziende in crisi. In questi progetti c’è ad esempio il social housing per i giovani e le fasce deboli della popolazione. Ci sono ancora i progetti di prevenzione della sicurezza e legalità, come ad esempio il finanziamento delle telecamere per la sicurezza urbana. E le spese per l’ambiente sono investimenti o no? Il rafforzamento del ciclo integrato dei rifiuti piuttosto che la gestione delle risorse idriche, o ancora la tutela delle coste o l’efficientamento energetico degli edifici pubblici”.

Se il Governo pensa “che tutta la dote finanziaria debba essere di fatto regalata alle imprese, magari senza condizionamenti circa la qualità degli investimenti e dell’occupazione che si dovrà creare, cui la Regione Puglia destina già un’ingente fetta delle risorse europee, troverà di traverso non solo la Cgil. Il 7 ottobre – conclude Gigia Bucci – tutto il mondo delle associazioni di impegno civile e sociale, assieme alla Cgil, manifesterà a Roma e lo slogan sarà ‘La Via Maestra. Insieme per la Costituzione’. Intendiamo ricordare al Governo che Costituzione italiana – nata dalla Resistenza – delinea un modello di democrazia e di società che pone alla base della Repubblica il lavoro, l’uguaglianza di tutte le persone, i diritti civili e sociali fondamentali che lo Stato, nella sua articolazione istituzionale unitaria, ha il dovere primario di promuovere attivamente rimuovendo gli ostacoli di ordine economico e sociale. Per questo rivendichiamo che i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione tornino ad essere pienamente riconosciuti e siano resi concretamente esigibili ad ogni latitudine del Paese, da nord a sud, dalle grandi città alle periferie. Glielo spieghiamo noi al Governo dove reperire le risorse: vanno prese da chi fa speculazione finanziaria, da chi ha investimenti parassitari, dalle mafie e dalla enorme evasione fiscale. Altro che fare cassa sui poveri, sugli ultimi, sugli esclusi”.


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