Tlc e digitale, Cgil e Slc: alla Puglia servono reti e infrastrutture

Nota congiunta dei segretari generali Pino Gesmundo e Nicola Di Ceglie: Operare in sicurezza per sostenere la crescita sociale ed economica e colmare il digital divide tra territori e persone

22-06-2020 09:33:54

Mentre chiediamo investimenti pubblici che sostengano lo sviluppo delle infrastrutture primarie, ad esempio il raddoppio delle linee ferroviarie che penalizzano la Puglia sia sulla dorsale adriatica che tirrenica, l’emergenza sanitaria determinata dalla diffusione del Covid 19 ha messo i cittadini, i lavoratori, le imprese e la stessa pubblica amministrazione nella condizione di dover far fronte a una decisa accelerazione nell’utilizzo delle nuove tecnologie, evidenziando come questo si configuri come elemento di ulteriore disuguaglianza, sia per carenza di infrastrutture che a causa del cosiddetto digital divide.

“Fenomeni più marcati nel Mezzogiorno d’Italia ed elementi, infrastrutturazione di reti e formazione, che ricorrono nel piano ‘Iniziative per il rilancio – Italia 2020-2022’, necessari per rispondere al consolidamento del settore e quindi a garanzia dell’occupazione nell’information technology come nelle telecomunicazioni, ma che assieme rendono più competitivo e attrattivo il territorio e mettono le imprese nelle condizioni di poter investire in innovazione”. È il commento del segretario generale della Cgil Puglia, Pino Gesmundo, all’indomani della diffusione del documento redatto dal comitato degli esperti voluto dal Governo Conte e presieduto da Colao.

Tema e interventi che “necessitano però di una contrattazione territoriale che eviti polarizzazioni e promuova uno sviluppo diffuso che risponda ai bisogni sociali di connettività ma anche di sicurezza per i cittadini, e che consenta allo stesso modo l’erogazione di servizi digitali da parte della PA, a sostegno dell’istruzione, della sanità, delle governance locali, per una partecipazione civica diffusa, per costruire un ambiente sostenibile, infine per potenziare le competenze e sostenere processi produttivi innovativi come Industria 4.0 al fine di rafforzare quindi il settore industriale e manifatturiero ma nel pieno rispetto della salute di cittadini e lavoratori”.

Solo in questo senso con la diffusione della fibra ottica così come delle nuove tecnologie, sostiene Nicola Di Ceglie, segretario generale della Slc Cgil di Puglia, si colmerà il digital divide “dal punto di vista infrastrutturale, sostenendo una sorta di rivoluzione in termini di velocità e quantità di dati trasmessi che cambierà la connotazione delle TLC amplificandone la sua funzione infrastrutturale strategica”.

Settore che necessita di scelte di politica industriali “che permettano di evitare un processo distruttivo e favoriscano il rafforzamento di uno dei sistemi infrastrutturali strategici per il paese e permetterne una transizione che eviti contraccolpi negativi. Sistema che invece è oggi penalizzato da scelte errate, basti pensare ai pesanti aggravi di costo conseguenti alla modalità di assegnazione delle frequenze del 5G che hanno causato una fortissima lievitazione dei prezzi con i valori passati dai previsti 2,5 Mld ai 6,6 Mld registrati, mettono l’intero settore delle TLC in una condizione estremamente critica con il rischio di pesanti conseguenze dal punto di vista produttivo ed occupazionale sia direttamente sulle telecomunicazioni e sia sul versante delle aziende di appalti di rete”.

Allo stesso modo per il sindacato, come ribadito dal segretario generale Maurizio Landini nel corso dell’attivo unitario tenuto dalla Cgil Puglia in videoconferenza lo scorso 4 giugno, “la costruzione di due reti in fibra in Italia rappresenta uno spreco eccessivo e senza utilità pratica per il Paese. La soluzione sarebbe quella di ridare al Pubblico il ruolo che le compete e che l’esperienza di Open Fiber potrebbe essere comunque valorizzata favorendone la confluenza in TIM, permettendo così allo Stato di avere voce in capitolo su un’infrastruttura cruciale per il Sistema Paese. Sarebbe un atto di lungimiranza unire le attività di due società che fanno essenzialmente lo stesso lavoro, coprendo spesso comuni con due infrastrutture diverse”.

Inoltre, per quanto alle legittime preoccupazioni sul 5g, Gesmundo ricorda come l’Italia sta “da tempo procedendo con attenzione impegnandosi all’applicazione di regole le più stringenti in Europa sulle emissioni elettromagnetiche. Infrastrutture che sostengono quindi lo sviluppo e l’innovazione di cui ha straordinario bisogno il Sud e la nostra regione, con vantaggi evidenti sul piano economico e sociale ma che non devono mettere in secondo piano il tema della tutela della salute. Tecnologie che devono tra l’altro contribuire al miglioramento delle condizioni del lavoro, in termini di qualità e sicurezza, perché le tecnologie non sono neutre. In questa partita il sindacato intende svolgere in pieno e a ogni livello il suo ruolo contrattuale sia nei confronti degli operatori che della Pubblica amministrazione, a garanzia di un processo di innovazione trasparente e sostenibile. Un tema che va opportunamente e ulteriormente dibattuto e approfondito, in modo da far acquisire conoscenze diffuse rispetto alle opportunità e alle ricadute”.


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