Azioni di contrasto a dumping, a tavolo regionale non può sedere chi fa accordi al ribasso
La segretaria generale Gigia Bucci: “Solo un anno fa la bocciatura della magistratura dell’accordo Cisal con Assocontact. Ed è di pochi mesi fa uno studio del Cnel sull’equivalenza contrattuale nel terziario che certifica livelli salariali e di tutele firmate da Cisal sensibilmente inferiori”
20-07-2026 12:19:05
“Nessuna accusa a vuoto e nessun veto ideologico, ci sono i dati oggettivi che parlano. È quanto meno singolare che a un tavolo istituzionale che vuole predisporre un’azione contro il dumping salariale siedano organizzazioni che firmano contratti pirata – dichiarati tali dal Tribunale – e accordi che sul piano dei diritti e delle retribuzioni sono al ribasso rispetto a quelli sottoscritti dai sindacati più rappresentativi”. Gigia Bucci, segretaria generale della Cgil Puglia, non arretra rispetto alla scelta – condivisa con Cisl e Uil regionali – rispetto alla volontà di disertare il tavolo convocato dall’assessore regionale al Lavoro, Eugenio Di Sciascio, al quale era stata invitata anche la Cisal. Tavolo poi rinviato dallo stesso assessore, scelta condivisa dalle maggiori organizzazioni datoriali “con le quali c’è un lavoro che parte dal livello nazionale di contratto al dumping, che danneggia le imprese sane e in una stagione in cui l’emergenza salariale è sottolineata non solo dalla Cgil ma dalla Banca d’Italia e da altri organismi economici indipendenti”.
Nessuna accusa infondata per la Cgil, “perché solo un anno fa, per restare al nostro territorio, eravamo impegnati in una mobilitazione che ha portato a impugnare il contratto per i call center della neonata associazione Assocontact, le cui imprese avevano disdetto in modo unilaterale il contratto nazionale per sottoscrivere un accordo al ribasso con la per nulla rappresentativa Cisal. Un principio di rappresentatività riconosciuto dal Tribunale, che ha ritenuto illegittima l’applicazione di quel contratto, che prevedeva tra le altre cose condizioni al ribasso rispetto a permessi e maternità e paghe orario da 6,50 euro l’ora per i collaboratori”.
Ma non è certo l’unico caso, ricorda la segretaria della Cgil Puglia. “Recentemente il Cnel, presieduto da Renato Brunetta che non può certo definirsi vicino alla Cgil, ha prodotto uno studio analitico dal titolo Prove di equivalenza contrattuale e dumping salariale, un’analisi comparata della contrattazione nel terziario che già vive una condizione di salari più bassi rispetto ad altri settori, curato dal giuslavorista Michele Tiraboschi. A riferimento sono stati presi i contratti nazionali sottoscritti da federazioni di categoria aderenti a Cgil Cisl Uil e quello riconducibile al sistema Anpit-Cisal, applicato nel turismo, il commercio, i pubblici esercizi, prendendo a riferimento dieci profili professionali rappresentativi. Ebbene, il risultato è che i contratti sottoscritti dal sistema Confcommercio con le sigle più rappresentative presentano livelli retributivi sensibilmente superiori rispetto ai contratti ANPIT firmati con la Cisal, con scostamenti che oscillano, a seconda delle figure professionali, tra il 14% e oltre il 40% della retribuzione fissa annua”. Differenze strutturali – si legge nello studio - incidono in particolare sulla presenza della quattordicesima mensilità, sul livello complessivo dei minimi tabellari e, conseguentemente, sulla base imponibile previdenziale e sulla contribuzione pensionistica teorica. Un ulteriore profilo critico riguarda l’inquadramento professionale: l’assimilazione di figure tradizionalmente collocate a livelli diversi nei contratti leader può determinare effetti significativi, in senso peggiorativo per i lavoratori, sul piano economico e normativo.
“A mo di esempio – spiega Gigia Bucci - segnaliamo le tabelle relative al profilo professionale di cassiere, dove H011 è il contratto cosiddetto leader, sottoscritto da Filcams Cgil, Fisascat Uil e Ultitucs Uil, e H024 è quello Anpit-Cisal. Ebbene come si può evincere vi sono differenze nella parte retributiva fissa che arrivano a superare le 4.500 euro annue. Ovviamente un dato che si riflette sulla contribuzione e quindi sull’importo del futuro assegno pensionistico. Ma più in generale si evince come anche la comparazione normativa – altrettanto importante in un contratto – prevede maggiori tutele per il contratto leader”.
(Clicca qui per visualizzare lo studio del Cnel)
“Non possiamo che ribadire – conclude la segretaria generale della Cgil Puglia – che non vi è veto ideologico come sostenuto, ma solo legittima rappresentanza degli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici, rispetto a un tema serio e fondamentale qual è quello del contrasto al dumping e ai contratti al ribasso sul piano salariale e dei diritti sottoscritti da organizzazioni scarsamente o per nulla rappresentative dei settori economici”.