Crisi industria e caporalato, Cgil a Regione: tavoli permanenti di confronto
31-07-2026 10:56:37
“Crediamo che su industria e contrasto allo sfruttamento del lavoro, a fronte dell’atteggiamento pilatesco del Governo, tocchi alla Regione attivare due tavoli permanenti di confronto con parti sociali e datoriali per capire quali strumenti si possono mettere in campo e in che modo influenzare le scelte finora fallimentare dell’esecutivo”. È l’appello che la segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci, rivolge al presidente Antonio Decario, “perché il nostro territorio rischia di pagare un prezzo altissimo in termini di ricadute sociali a politiche ingiuste e sbagliate”.
Per la Cgil regionale “la vicenda ex Ilva è paradigmatica di un agire del Governo che – è accaduto lo stesso per Eni a Brindisi – non interviene nei processi decisionali, procrastinando e lasciando che la sorte di poli produttivi importantissimi per il Paese sia decisa da manager, giudici o dal tempo che trascorre segnato dalla totale assenza di un’idea di politica industriale. Sul siderurgico si è arrivati a svuotare di ogni risorsa economica la società DRI Italia, che avrebbe dovuto sostenere il preridotto di Taranto per una produzione di ferro senza l’uso del carbone, dirottando un miliardo di euro inizialmente stanziato nel PNRR. Su Versalis si è scelto di far seguire ad aziende a controllo pubblico le logiche del mero profitto, e non ci aspettiamo nulla dall’incontro di oggi al ministero rispetto alla gestione della crisi e le ricadute occupazionali. L’unica cosa certa è che il prezzo lo pagano lavoratori e lavoratrici e i nostri territori”.
“Il Governo non solo si limita a fare il notaio delle crisi, come accaduto per Natuzzi – ma l’elenco sarebbe lunghissimo se si guarda a tutto il Paese -, ma disinveste al Sud e in Puglia anche su infrastrutture materiali e immateriali, sul trasporto, riproponendo un’autonomia differenziata che avrà ricadute sulla qualità della vita di cittadine e cittadini. Tutto questo mentre perdiamo pezzi di manifatturiero avanzato che garantiva lavoro qualificato, a fronte di un mercato del lavoro sempre più orientato a settori a basso valore aggiunto e contrassegnato da precariato e salari da fame”. E proprio il lavoro è il secondo tema su cui la Cgil chiede alla Regione un forte protagonismo “per contrastare precariato, sfruttamento, caporalato, oramai diffuso ben oltre il confine del settore agricolo, che pure rimane quello più segnato da fenomeni discorsivi e insostenibili”. Anche qui “non ci aspettiamo nulla dal Governo. Allora diciamo a Decaro, come agli assessore Di Sciascio e Paolicelli, ai quali abbiamo inviato già da dieci giorni una richiesta ufficiale di convocazione senza alcun riscontro, di aprire una grande vertenza lavoro in Puglia. Oggi si celebrano i 15 anni dal primo grande sciopero dei braccianti migranti, che si tenne il 30 e 31 luglio del 2011 a partire dalla Masseria Boncuri di Nardò, che si ribellarono alle condizioni di sfruttamento e ai salari da fame imposti dai caporali per la raccolta del pomodoro. Questo tempo non è trascorso invano, abbiamo strumenti per intervenire, ma serve la volontà di tutte le componenti. Allora chiediamo anche qui un protagonismo, un ruolo da cabina di regia alla Regione, a partire dalle opportunità che offre la legge 199 del 2016. Qualche giorno fa la giunta regionale della Toscana ha ha approvato una proposta di legge organica che punta a promuovere un lavoro regolare e di qualità, contrastare il caporalato, sostenere le imprese virtuose. Nello specifico si punta sul ruolo della Rete del lavoro agricolo di qualità, si assumono gli indici di coerenza agricola, si rafforzano i ruoli dei Centri per l’impiego con la disponibilità di elenchi telematici di lavoratori disponibili all’assunzione nel settore agricolo per favorire un incontro trasparente tra domanda e offerta di lavoro e agevolare nel imprese nella ricerca di operai agricoli. Non si tratta di interventi estranei all’agire della Regione Puglia ma che secondo noi vanno messi a sistema. Immaginiamo un tavolo permanente dove non siedono solo gli uffici della Regione e sindacati e imprese, ma anche Inps, Inail, gli organismi ispettivi, le Asl, le Prefetture, per condividere banche dati e strumenti di intervento, per un’azione coordinata di prevenzione e contrasto. Un modo per sostenere un settore produttivo fondamentale ma guardando alla coesione sociale e alla dignità dei lavoratori. Non perdiamo tempo, ogni giorno che passa a nostro avviso è un giorno perso”.