In 630mila via dalla Puglia dal 2002. Cgil: si scappa da lavoro povero e precario

03-04-2025 13:54:48
"È come se in poco più di 20 anni avessimo perso la popolazione di quattro capoluoghi di provincia come Taranto, Foggia, Lecce e Brindisi. È il dato che si ottiene sommando i cittadini pugliesi che hanno cancellato la propria residenza verso altre regioni o l’estero dal 2002 al 2024”. È quanto afferma la segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci, commentando i dati del bilancio demografico diffusi ieri dall’Istat.
“Nel periodo di riferimento citato, sono emigrati in altre regioni 573.571 cittadini e cittadine pugliesi – prosegue Bucci -. Una media di 26mila cancellazioni di residenza l’anno. Sempre in 22 anni, sono andati all'estero 118.796 pugliesi, solo lo scorso anno sono stati 8.844. Si va via in cerca di occupazione, magari rispondente ai proprio percorsi di formazione, non precaria, con buoni salari. Un lavoro povero quello che ci caratterizza come regione e che è anche alla base dell’impossibilità per tante giovani coppie, anche volendo, di immaginare sostenibile la possibilità di fare figli. Il dati del saldo naturale sono drammatici. Se non si interviene a livello nazionale e regionale su questi aspetti, l’inverno demografico non sarà semplice rilevazione statistica ma impoverimento crescente e desertificazione sociale”.
Serve per la Cgil “riaffermare il valore costituzionale del lavoro, quello – come è scritto nella nostra Carta - che deve garantire una vita dignitosa. E allora basta la precarietà, con l’abuso della flessibilità, con salari fame per cui si è poveri anche lavorando, basta con il ricatto del reddito che costringe ad accettare qualsiasi violazione contrattuale, anche a discapito delle misure a tutela della salute e sicurezza. L’8 e 9 giugno possiamo dare una prima spallata a questo sistema, andando a votare i referendum sul lavoro e sulla cittadinanza. Per cancellare norme odiose e ingiuste che differenziano i diritti dei lavoratori, sulla stesso luogo di lavoro, sulla base del contratto o dell’anno di assunzione. In spregio ai principi di uguaglianza costituzionale. Per dire basta con i contratti a termine a vita – in Puglia uno su cinque che ha un rapporto a termine è in questa condizione da oltre cinque anni -. Per responsabilizzare le imprese dei settori privati rispetto alla sicurezza anche di chi lavora nel sistema dei subappalti”.
Non basta, “perché assieme dobbiamo – soprattutto al Sud e in Puglia – difendere un sistema manifatturiero attraversato da crisi produttive legate alle transizioni e a scelte di mera speculazioni delle imprese. Non permetteremo che si smantellino assets strategici industriali, che dovrebbero anzi essere messi a valore per costruire filiere produttive innovative, in grado di trascinare occupazione specializzata e buoni salari, l’unico modo per fermare l’emorragia giovanile. Perché a emigrare continuano ad essere soprattutto i giovani. E a un destino di declino sociale ed economico noi ci opponiamo, con le nostre proposte, le nostre mobilitazioni, le nostre rivendicazioni. È solo ipocrisia allarmarsi dei dati demografici e poi non sostenere politiche che favoriscano buona occupazione e buoni salari”.