Sanità e welfare, Cgil Puglia a Regione: è ora di investire

07-08-2020 11:45:46

“Il piano di potenziamento della rete ospedaliera post covid, con il raddoppio dei posti letto di terapia intensiva e l’incremento dei posti di terapia sub intensiva, rappresenta una scelta condivisibile di riorganizzazione sanitaria, posto che l’emergenza dovuta alla pandemia in autunno potrebbe ritornare a manifestarsi. C’è poi l’incremento di posti letto che riguarda le acuzie, la riabilitazione e la lungodegenza e che, dove non potranno essere attivati, saranno riassegnati nell’Area Vasta del territorio di riferimento, garantendo così le prestazioni alla cittadinanza. Il potenziamento degli ospedali di primo livello in luoghi di elezione, atti a garantire lo svolgimento delle attività chirurgiche di media ed alta complessità, rappresenteranno un ulteriore intervento per abbattere i tempi di attesa che il periodo di lockdown ha incrementato”.

E’parzialmente positivo, e quindi non esaustivo, il giudizio della Cgil Puglia sull’incontro convocato dal Direttore del Dipartimento Salute, Vito Montanaro, con in video collegamento il Presidente Emiliano, per presentare a CGIL CISL UIL, congiuntamente alle rispettive categorie del Pubblico Impiego, dei Pensionati e dei Medici, il nuovo Piano sanitario Coronavirus, come previsto dalla legge n.77/2020.

Il Piano, pur riguardando esclusivamente il riordino ospedaliero, “ha focalizzato l’attenzione anche sulla riorganizzazione territoriale – prosegue la Cgil -. Ed è su questo punto che abbiamo manifestato preoccupazione, nonostante le rassicurazioni che il Direttore del Dipartimento Salute ha espresso. Preoccupazioni dovute alle attuali criticità del quadro sanitario e sociosanitario, che vede ancora i servizi territoriali funzionare non a pieno regime: dai CUP agli studi dei Medici di medicina generale, dagli ambulatori di specialistica ai servizi distrettuali, con l’aggravarsi delle liste di attesa che già, prima della pandemia, rappresentavano un problema più volte sollevato per una sua risoluzione”. 

La riorganizzazione presentata da Regione al Governo, “sembra andare nella direzione da noi auspicata e sembra disegnare una reale integrazione ospedale-territorio, cioè un unico sistema differenziato in base al concetto di intensità di cura, che eviti al cittadino-paziente il continuo pellegrinaggio tra differenti strutture. Un modello che tiene insieme ospedale – presidi post covid e PTA; un modello che gode di risorse finanziarie aggiuntive per gli anni 2020-2021, indirizzate all’incremento di personale e di pacchetti di assistenza specialistica ambulatoriale finalizzati alla riduzione delle liste di attesa.

È fuor di dubbio che le notevoli risorse annunciate dal Governo, oltre a quelle già stanziate, “rappresentano una formidabile occasione per riorganizzare l’intero sistema salute della regione Puglia, recuperando le carenze decennali in termini di personale e apparecchiature, ma anche evitando gli sprechi del passato. Per questo abbiamo rappresentato la necessità di una cabina di regia che veda costantemente coinvolte CGIL,CISL,UIL con l’apparato tecnico–politico regionale, nella costruzione e monitoraggio di tale processo”.

Per quanto riguarda il territorio, “abbiamo chiesto sia potenziato – così come il decreto rilancio prima e la legge di conversione dopo, prevedono – rispetto all’incremento dell’assistenza domiciliare e all’organizzazione conseguente delle Unità speciali di continuità assistenziali, non solo per affrontare l’assistenza ai pazienti covid presso il proprio domicilio, ma per la presa in carico di anziani  soli, non autosufficienti e che necessitano di essere seguiti nella sorveglianza delle patologie croniche, che costituiscono sempre più un limite all’invecchiamento attivo. Questo, unitamente a tutto il pezzo della prevenzione, potrà rappresentare quella fondamentale azione di sorveglianza sul territorio che, dalla pandemia, ai corretti stili di vita, alle campagne vaccinali diffuse, potrà costituire un approccio equo e di contrasto alle disuguaglianze di salute che in questa Regione necessitano di essere colmate”.

Pur registrando molte perplessità, “abbiamo comunque dato la disponibilità, congiuntamente alle categorie presenti, a proseguire un confronto teso a rivedere, correggendole, le criticità evidenziate. Nonostante le tante difficoltà, grazie soprattutto all’abnegazione del personale del sistema sanitario – che ha pagato a caro prezzo, con oltre 900 contagiati, i ritardi iniziali nel predisporre tutte le dotazioni strumentali di prevenzione – la Puglia ha retto l’impatto epidemico del Covid. Ma ora è necessario, a partire da cosa non ha funzionato, utilizzare al meglio le risorse disponibili, in attesa di quelle del Mes che vanno necessariamente attivate per sostenere il sistema sanitario pubblico. Senza che questo oscuri ritardi e problemi pre-esistenti: le lunghe liste d’attesa la medicina territoriale ferma al palo e gli altri bisogni sanitari del territorio elencati. Così come un forte investimento va fatto sugli organici e sul sistema di welfare per fronteggiare nuove e vecchie povertà”.

Non dimenticando la necessità di rivedere i parametri di accreditamento istituzionale per ciò che attiene i requisiti tecnici, organizzativi, strutturali della sanità privata. A cominciare dal punto di debolezza rappresentato dalle Rsa. “La sicurezza, l’igiene, l’accoglienza degli anziani, il progetto sociale, devono rappresentare priorità tra i parametri da soddisfare al momento della richiesta di accreditamento, sulla quale deve esserci un costante e continuo controllo”, afferma la Cgil. “E dal momento che è il personale dipendente a fare la differenza, i contratti collettivi applicati dovranno essere quelli di settore e non altri, alla luce anche delle ulteriori competenze oggi richieste”.

Un capitolo non meno importante è legato alle politiche di welfare, per garantire “diritti esigibili da soddisfare con servizi diffusi sul territorio, servizi in grado di contrastare le disuguaglianze che – vecchie o nuove che siano – insieme all’aumento della povertà”. Se c’è un valore che la pandemia ha fatto riscoprire dopo anni di propaganda contro, è il valore della parola “pubblico: “I servizi sociali durante questi mesi, hanno rappresentato, insieme a quelli sanitari, il livello immediato di sostegno alla popolazione più fragile, pur presentando criticità per le condizioni in cui si trovano rispetto a risorse e organici. Serve un grande investimento in termini di rafforzamento degli organici, sia in campo sanitario che in quello sociale ed assistenziale. Il welfare da disegnare nel nuovo Piano Regionale delle Politiche Sociali, dovrà rappresentare non solo la leva del cambiamento delle politiche sociali in questa regione ma un’occasione di modello a cui riferirsi, perché sarà stato capace di guardare oltre l’emergenza e consolidare finalmente gli strumenti della programmazione, della pianificazione e della verifica e controllo, con le correzioni opportune quando necessarie”.


Condividi sul tuo social preferito