Sanità territoriale, ritardi nei progetti del Pnrr. Cgil: accelerare su confronto e opere

Seminario presso la Cgil Puglia con un’analisi dello stato di attuazione nella regione dei progetti legati e ospedali e case di comunità, presente la segretaria confederale della Cgil nazionale, Daniela Barbaresi.

03-04-2025 13:58:12

A tre anni dall’avvio del PNRR e a 15 mesi dalla scadenza, degli 881 progetti e 1,3 miliardi di euro finanziati in Puglia  per la Missione 6 “Salute”, sono stati spesi 130 milioni di euro, e dei progetti di cui è possibile monitorare l’iter di attuazione, solo il 29,8% risulta concluso mentre il 45,2% presenta ritardi in almeno una delle fasi di attuazione. È l’allarma lanciato questa mattina dalla Cgil nel corso di un seminario che ti è tenuto nella sede regionale del sindacato a Bari, nel corso del quale sono stati illustrati i dati che si evincono dalla piattaforma di monitoraggio ReGis predisposta dal MEF. “Siamo preoccupati, c’è tanto lavoro da fare e abbiamo formalizzato la richiesta alla Regione della convocazione urgente del lavoto di confronto sul Pnrr”, afferma la segretaria regionale Filomena Principale.

MANCATO GOVERNO DA PARTE DEL MINISTERO. Un monitoraggio dettagliato quello avviato dalla Cgil nazionale con report regionali e provinciali sull’attuazione della misura 6. In modo diffuso nel Paese si registrano preoccupanti ritardi, come ha spiegato il coordinatore dell’Area Stato sociale e Diritti della Cgil nazionale, Cristiano Zagatti: “Parliamo di una misura cui è legata una riforma importantissima gestita dal Ministero della Salute e che riguarda l’assistenza territoriale. Ci sono tutta una serie di strutture da realizzare – dalle Case della comunità agli Ospedali di comunità – su cui a parte qualche realtà virtuosa tutte le regioni sono in grandissima difficoltà, specialmente ma non solo al Sud. Non possiamo correre il rischio di perdere quelle risorse che sono fondamentali per dare gambe ad una delle fondamentali riforme del PNRR, quella dell’Assistenza territoriale. C’è un inadeguato governo da parte del Ministero e si continua a sottovalutare questa situazione”.

I DATI DELLA PUGLIA. Particolarmente preoccupante e incerta risulta essere la situazione per la realizzazione delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità: strutture strategiche per l’attuazione della riforma dell’assistenza territoriale. 

Case della Comunità. Dal ReGIS risultano finanziati progetti per 121 strutture, per un valore complessivo di 204,4 milioni di euro. Per quanto riguarda la fase esecutiva delle opere, risultano in corso i lavori per la realizzazione di 32 strutture (26,4% del totale delle opere previste) ma ci sono ritardi evidenti e diffusi nell’esecuzione dei lavori che riguardano la maggior parte dei progetti. In particolare, ci sono ritardi nell’avvio dei lavori di esecuzione di 84 strutture (69,4%). 

Ospedali di Comunità. Non meno critica risulta la situazione degli Ospedali di Comunità, le strutture sanitarie a prevalente gestione infermieristica, fondamentali per garantire le cure intermedie e la continuità assistenziale nel passaggio dall’ospedale al ritorno a casa dei pazienti. Sono stati finanziati progetti per 38 strutture, per un valore complessivo di 90,7 milioni di euro, dei quali nessuno risulta completato e collaudato, mentre 26 progetti presentano almeno una fase in ritardo (68,4% del totale a fronte di una media nazionale del 61,8%).

Personale. Resta poi il nodo del personale. Per migliorare la qualità della vita delle persone e garantire il corretto funzionamento delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità non è sufficiente costruire le strutture, ma è fondamentale dotarle del personale necessario per assicurare servizi efficienti e un'adeguata assistenza sanitaria ai cittadini.  In Puglia, con 121 Case della Comunità e 38 Ospedali di Comunità finanziati, si stima la necessità di un numero compreso tra 847 e 1.331 infermieri, oltre a 121 assistenti sociali e un numero di operatori sociosanitari variabile tra 605 e 968.  Attualmente, non sono stati attuati piani concreti per l’assunzione di queste figure professionali, nonostante la necessità di garantire il funzionamento delle strutture già in costruzione. 

“La mancanza di personale rischia di rendere vani gli investimenti del PNRR nelle strutture sanitarie territoriali. Senza il giusto numero di operatori, Case e Ospedali di Comunità non potranno garantire i servizi previsti, compromettendo l’obiettivo di rafforzare l’assistenza sanitaria di prossimità”, ha ribadito il segretario generale della FP Cgil, Gino Lonigro. “Chiediamo che si assumano in tempi brevi provvedimenti per avviare procedure concorsuali per l’assunzione di personale, per arrivare all’avvio delle nuove strutture con le disponibilità in organico necessarie”.

ACCELERARE CONFRONTO E OPERE. “A pagare il prezzo più alto sarà l’utenza più fragile, quella degli anziani, dei non auto sufficienti, che vivono in aree interne distanti dai grandi presidi ospedalieri, e che senza la costruzione di questa rete di sanità territoriale e di prossimità si vedono negato il diritto costituzionale alla salute”, spiega il segretario generale dello Spi Cgil Puglia, Michele Tassiello. “La Puglia è stata la prima regione a formalizzare il tavolo di confronto e monitoraggio sul Pnrr – ricorda Filomena Principale -. Parliamo di modalità operative più vicine ai bisogni delle persone, di strutture che devono arginare l’accesso improprio ai pronto soccorso e garantire l’abbattimento delle liste d’attesa. Non possiamo permetterci di perdere queste risorse: continueremo nella nostra azione di sollecitazione affinché si acceleri sul versante delle opere e si dia sostanza a un confronto a livello regionale e territoriale con le Asl”.

BARBARESI: VERTENZA NAZIONALE, RECUPERARE RITARDI. A tirare le conclusioni dell’incontro seminariale svolto presso la Cgil regionale la segretaria confederale della Cgil nazionale, Daniela Barbaresi: “La realtà ci dice che ci sono tantissimi progetti ancora fermi al palo, molti dei quali non hanno neanche completato la fase della progettazione esecutiva, il che significa che molti cantieri non sono non sono ancora stati aperti. Noi corriamo il rischio di fallire un obiettivo strategico. Questo Governo non sta agendo nella direzione giusta, non sta lanciando la spinta forte e necessaria perché si recuperino quei ritardi. E per noi bisogna tenere insieme la questione personale con la battaglia affinché quelle opere vengano realizzate e rese operative e funzionali con tutto il personale necessario. Allora in ogni territorio, in ogni regione, in ogni provincia la Cgil è in campo perché si apra una vertenza che ci consenta di recuperare i ritardi e realizzate tutte le opere nei tempi previsti, perché dietro quelle opere c’è un’idea di sanità vicina ai bisogni delle persone, a partire dalla realizzazione della riforma dell’assistenza territoriale, fondamentale per dare a cittadine e cittadini le giuste risposte ai loro bisogni di salute”.


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