Un'agenda di genere per la Puglia, iniziativa Cgil con Camusso

Puglia tra le peggiori in Europa per divario di genere. Cgil: agenda per la parità della Regione sia strumento trasversale nella programmazione degli interventi

12-03-2021 12:21:14

Costruire un’Agenda di genere in una regione con un alto tasso di divario uomo-donna è una responsabilità che chiama in causa innanzitutto, la capacità politica di partecipazione, per occupare luoghi e spazi che vedono ancora assenti le donne, dal dibattito pubblico e dai momenti decisionali in grado di incidere sul benessere complessivo delle nostre comunità.È questo il filo conduttore dell’iniziativa promossa dalla Cgil Puglia oggi a Bari dal titolo “Genere&Parità. Un’agenda per la Puglia”, che ha visto tra gli altri l’intervento della responsabile nazionale delle Politiche di Genere della Cgil, Susanna Camusso.

“Pensiamo che l’Agenda di genere non deve  rappresentare solo  un metodo di partecipazione e consultazione, su temi che possano avere attinenza con il vissuto delle donne ma, invece, un programma di politiche e di interventi coraggiosi, in grado di colmare quel divario così drammatico e così pericoloso, non solo per le donne, ma per la comunità nel suo complesso”, ha affermato nella relazione la segretaria regionale Filomena Principale. In una Puglia dove la differenza tra tasso di occupazione maschile e femminile è del 30 per cento e posiziona la nostra regione agli ultimi posti in Europa. “Ma c’è anche un divario costruito su stereotipi e pregiudizi, si conclama infatti, con gli ostacoli che si incontrano nella permanenza in occupazione delle donne e nella progressione di carriera, dovuti al sovraccarico del lavoro di cura,  profondamente sbilanciato sulle spalle delle donne, spesso costrette a lasciare il lavoro dopo la nascita di un figlio o ad utilizzare il part-time o a rinunciare a  spostamenti e permanenze lontano da casa, qualora richiesto. Il gap salariale – tra indennità, straordinari, premi di produttività – è, insieme al maggior utilizzo del part-time per conciliare il lavoro di cura, la naturale conseguenza di questo divario”.

“Se guardiamo ai dati non stiamo messi bene in tutto il Paese – ha ricordato Susanna Camusso -. Per questo serve non una azione ma una rivoluzione, per cambiare profondamente lo status quo. La pandemia ha solo svelato contraddizioni e diseguaglianze preesistenti, ha imposto una necessità, quella di guardare davvero a che punto siamo”. Cita un dato su tutti, Camusso, quello dell’occupazione femminile: “In un anno in Italia siamo tornati ai livelli del 2005, indietro di 16, ma in quel periodo l’occupazione femminile era cresciuta del 2 per cento mentre cresceva del 10 nel resto d’Europa. Per questo parliamo di nodi strutturali non connessi alla pandemia, che ha fatto si che quei nodi siano diventati emergenza, rendono impossibile immaginare un dopo pandemia che sia democratico, paritario, partecipato, che determini le condizioni per dare libertà e autonomia alle donne”. Quando la Banca d’Italia afferma che portare tasso d’occupazione femminile al 60 per cento “darebbe automaticamente 7 punti di aumento del Pil, ovvero quasi il doppio dell’aumento derivante dall’utilizzo delle risorse europee del Recovery, capiamo quanto è importante per l’intersa società”. Anche se, aggiunge la dirigente nazionale della Cgil, “non sento mai dire quanto vale il lavoro gratuito che svolgono le donne, che è ben più di 7 punti di Pil, quel lavoro di cura che svolgono le donne e che non è una attitudine, non si nasce con il gene fare lavoro di cura, siamo costrette come funzione principale dentro le mura domestiche, poi magari possiamo anche aggiungere il lavoro. Obiettivo deve essere allora anche far emergere il peso del lavoro di cura”.

Alla Regione Puglia, presente all’iniziativa con l’assessore al Bilancio, Raffaele Piemontese; la presidente del Consiglio regionale, Loredana Capone; la Consigliera per l'attuazione del programma di Governo della Regione Puglia, Titti De Simone, si è rivolto il segretario generale Pino Gesmundo. “È nostra ferma intenzione valorizzare uno strumento, che tale deve essere, come quello dell’Agenda di genere della Regione, per il quale anche nella sua elaborazione tanto si è spesa la nostra organizzazione. Assieme alle misure che affrontano l’emergenza della pandemia, occorre che la questione della riduzione del divario di genere sia trasversale alle misure. Perché parlano del mercato del lavoro, delle infrastrutture sociali, del sistema educativo, dei servizi alla persona, della cura dei bambini e degli anziani. Anche nella fase di progettazione degli interventi relativi quanto al Recovery, per quel che potrà avere voce la Regione, ma soprattutto dei progetti legati alla prossima stagione dei fondi strutturali, le misure dovranno determinare concretamente condizioni di vita e di lavoro che riducano il divario di genere e affrontino il tema del lavoro di cura. Scelte e politiche che siamo chiamati a prendere oggi e determineranno le condizioni di crescita e di qualità della vita del futuro, delle donne come dell’intera società pugliese e italiana”.

 

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